L'esperienza del Weissenhof
Il 1927 può essere assunto simbolicamente come data iniziale di sperimentazione della nuova architettura e il Weissenhof come luogo simbolico e il crocevia da cui si dipartono tante diverse strade che per identità ideologiche e cronologiche la storia ha chiamato Moderno.
E' proprio nella metà degli anni '20 che si diffonde in Europa la convinzione che sia in atto una trasformazione irreversibile nel campo architettonico ed è proprio in quegli anni che la storiografia fa nascere il Movimento Moderno.
La nascita di questa nuova ideologia si lega indiscutibilmente ad alcuni importanti fatti di quegli anni tra cui — per citarne solo alcuni — la costruzione del quartiere d'abitazione del Weissenhof (1927), i congressi internazionali di architettura moderna (1928–1933) e la pubblicazione di due testi: International Style di Henry-Russell Hitchcock e Philip Johnson (1931) e I Pionieri del Movimento Moderno da William Morris a Walter Gropius di Nikolaus Pevsner (1936).
L'esperienza di Stoccarda assume un ruolo fondamentale e del tutto peculiare: infatti, se da una parte sembra essere la naturale premessa (anche se non la sola) per l'apertura del dibattito dei CIAM, dall'altra rappresenta il primo "manifesto costruito" della nuova poetica architettonica, quella stessa poetica di cui Pevsner ne delinea lo sviluppo e di cui Hitchcock e Johnson ne celebrano la nascita e di cui pretendono di definirne lo stile e i principi sottesi.
Oggi a distanza di circa 90 anni la storiografia contemporanea ha sentito la necessità di sottoporre a verifica quell'unità di intenti, di linguaggio e di stile del Movimento Moderno decantata dal Pevsner e soprattutto dal testo di Hitchcock e Johnson (a quest'ultimo, in particolare, oggi attribuiamo solo un ruolo di testimonianza più che una validità nell'interpretazione critica del periodo).
Allo stesso modo si può proporre una rilettura attenta dei CIAM, dove quello sviluppo lineare e quella progressione tanto decantata dalla storiografia tradizionale se poteva essere nella mente di alcuni dei partecipanti dei Congressi, non rispecchia comunque il reale dibattito che al loro interno si apre tra il 1928 e il 1933.
Analogamente si possono analizzare quelle che sono le premesse alla realizzazione del Weissenhof (di cui questo breve scritto si vuole interessare), gli intenti del suo coordinatore — Ludwig Mies van der Rohe -, lo spirito e la volontà di alcuni architetti che vi parteciparono, come la critica di quegli anni (e di quelli immediatamente successivi) lo accolse, come oggi la storiografia lo legge e forse anche quella che può essere l'eredità lasciataci da questa esperienza.
Iniziamo quindi a raccontare brevemente dell'esperienza di Stoccarda.
Non è del tutto inutile oggi mettere esplicitamente l'accento sul fatto che il problema della nuova abitazione è un problema architettonico, nonostante gli aspetti tecnici ed economici. […] Ho ritenuto necessario, nonostante tutti i validi slogan di oggi come "razionalizzazione" e "tipizzazione", sottrarre le proposte fatte a Stoccarda ad una atmosfera unilaterale e dottrinaria. Ho cercato di esaminare il problema da vari punti di vista e ho quindi invitato i rappresentanti più significativi del Movimento moderno a prendere posizione sul problema dell'abitazione.
— Mies van der Rohe
Weissenhof
Il quartiere del Weissenhof, costruito a Stoccarda nel 1927 in occasione della seconda esposizione internazionale del Deutscher Werkbund Die Wohnung, è costituito da 63 alloggi, distribuiti in 21 edifici modello di varie tipologie, costruiti da 16 architetti di fama internazionale affidati al coordinamento di Mies van der Rohe, che ne progetta anche l'impostazione urbanistica.
Il piano iniziale di Mies era basato su concetti urbanistici molto avanzati: lasciare una circolazione pedonale interna al quartiere, proponendo spazi verdi e parcheggi sul perimetro esterno del Weissenhof. L'aspetto del quartiere strutturato come una specie di comunità, non favoriva secondo la città di Stoccarda, la vendita degli edifici a singoli compratori. Mies, quindi, in un secondo momento corresse il piano urbanistico garantendo una circolazione veicolare interna con possibilità di parcheggi per ciascuna residenza.
L'elenco dei partecipanti all'esposizione conteneva nomi di architetti molto noti alla cultura europea (e non solo tedeschi): J.J.P. Oud e Mart Stam (Rotterdam), Le Corbusier e Pierre Jeanneret (Ginevra-Parigi), Josef Frank (Vienna), Victor Bourgeois (Bruxelles), Peter Behrens, Hans Poelzig, Mies van der Rohe, Ludwig Hilberseimer e Bruno e Max Taut (Berlino), Walter Gropius (Dessau), Adolf Rading e Hans Sharoun (Breslau), Richard Döcker e Adolf G. Schneck (Stoccarda).
L'insediamento, pensato per essere realmente abitato al termine dell'esposizione, è costituito da prototipi che intendono fornire soluzioni ai problemi organizzativi, spaziali, tecnici, igienici dell'abitazione moderna, ma soprattutto si pongono come manifesti costruiti della nuova poetica architettonica.
La volontà della politica del Deutscher Werkbund consiste proprio nel voler mostrare le nuove potenzialità tecniche dell'edilizia residenziale: secondo i promotori di questa iniziativa, la nuova generazione non sa come vuole abitare solo perché non ne intuisce affatto le possibilità. Da qui la volontà di far vedere, con esempi concreti di abitazione, le novità cui tendono gli architetti moderni.
Tetto piano, finestre a nastro, volumi stereometrici, muri bianco sporco: sono elementi base di un nuovo linguaggio architettonico. La casa fa parte delle nuove sperimentazioni, simbolo dell'impegno sociale dell'architettura. Lo spazio della casa si trasforma radicalmente rispetto alla casa storica: ambienti che prima erano divisi da regole strutturali, adesso possono creare spazi diversi a seconda delle necessità degli utenti.
Le abitazioni, fondate sul principio della pianta libera, sono indipendenti dalle costrizioni strutturali e lontane dall'idea di semplice riparo della capanna originaria di Laugier, ricollegandosi all'origine dell'involucro architettonico costituito da tessuti appesi secondo l'idea di Semper.
E' proprio in questa occasione, infatti, che Le Corbusier teorizza quelli che d'ora in poi dovranno essere i principi di ogni nuova architettura ed è anzi significativo per il ruolo del Weissenhof quale momento iniziale di sviluppo del Moderno, che lo scritto di Le Corbusier per la pubblicazione Bau und Wohnung, redatta a cura del Deutscher Werkbund per illustrare a posteriori l'esposizione di Stoccarda, sia la prima enunciazione di Les cinq points pour une Nouvelle Architecture: "Qui non si tratta affatto di fantasie estetiche o di sforzi verso risultati alla moda, ma di fatti architettonici che comportano un modo assolutamente nuovo di costruire, sia una casa d'abitazione che un palazzo. […] Non ci rimane più nulla dell'architettura delle epoche precedenti, così come l'insegnamento storico-letterario nelle scuole non ha più nulla da offrirci".
Les cinq points pour une Nouvelle Architecture in contrapposizione a I Cinque Ordini dell'Architettura del Vignola: Le Corbusier fissa le regole dell'Ordine Moderno a cui ognuno dovrà attenersi per realizzare architettura che voglia essere considerata tale.
Gli edifici
Risulta necessario — a questo punto — dedicare spazio alla descrizione di alcuni edifici. Il tetto piano, le finestre a nastro e i volumi stereometrici sono infatti caratteristiche comuni a molti edifici costruiti, ma non sono tuttavia sufficienti a descriverli.
Una breve analisi delle realizzazioni che mi sembrano più significative — quelle di Le Corbusier, di Mies, di Oud, di Gropius e di Behrens — ci mostrerà come ogni architetto in realtà definirà in questa occasione una propria poetica architettonica e come le strade del Moderno prenderanno, sin da ora, direzioni diverse e anche opposte. Se finora quindi si è parlato del Weissenhof come del manifesto costruito della nuova poetica d'ora in poi si preferirà parlare di manifesto delle nuove poetiche architettoniche.
Le Corbusier, insieme a Pierre Jeanneret, costruisce due edifici. La casa unifamiliare (versione elegantemente proporzionata del progetto Citrohan del 1922) si presenta come un cubo bianco su pilotis, in cui la spazialità orizzontale, garantita dalla pianta libera, è rafforzata da una continuità verticale, da una sezione libera, in cui il volume cilindrico delle canne fumarie funge da elemento unificante dei livelli; continuità verticale esibita anche con una doppia altezza in cui il piano-notte si affaccia sul piano-giorno.
Il secondo edificio, la casa bifamiliare, è basata sul concetto della polivalenza formale/funzionale dello spazio: lo spazio si trasforma nel tempo diventando funzione di questo.
Mies realizza l'edificio che domina il quartiere. Appartamenti in linea a pianta libera, in cui la struttura in acciaio, utilizzata per la prima volta, gli permette di realizzare un'ampia flessibilità. Individua la soluzione tipologica forse più adatta alla reale domanda di alloggi diversi con diversa distribuzione di ambienti all'interno: potenziale offerto da questo nuovo sistema costruttivo. Accentua questo aspetto inserendo nei suoi appartamenti pareti mobili, che permettono una certa libertà di suddivisione degli ambienti (convinto che solo bagno e cucina devono considerarsi ambienti fissi).
Oud propone cinque case a schiera, interessandosi principalmente di soddisfare i bisogni quotidiani dell'uomo, è forse meno interessato ai temi della "casa moderna" e più calato nella vita reale: si intuisce questo atteggiamento leggendo la sua Relazione illustrativa su Bau und Wohnung, precisa e minuziosa nel descrivere ogni elemento e spazio da lui progettato.
Gropius contribuisce all'esperienza del Weissenhof portando avanti un discorso incentrato sul processo tecnologico piuttosto che sulla ricerca di elaborazione di nuovi tipi di case: il passaggio dalla costruzione umida alla costruzione a secco. La prefabbricazione è, secondo lui, il metodo che permette di costruire case inserendole in un procedimento industriale, avendo nel tempo i migliori riscontri economici, contro le perdite di tempo e di denaro attribuite al peggior nemico della costruzione individuato nell'umidità.
Mi sembra interessante chiudere questa analisi sulle case del Weissenhof con l'architetto che forse è il più estraneo a questa nuova ideologia. Nell'edificio di Behrens infatti non compare nessun elemento di questa nuova architettura: non c'è la pianta libera né le finestre a nastro, né l'abbandono della struttura muraria a favore di quella puntiforme. Il suo interesse è rivolto alla costruzione di un edificio che sia in grado di mediare il tipo ideale di abitazione sana identificato nella casa unifamiliare con giardino, e la crescente richiesta di alloggi da parte della popolazione. Quindi edifici a più piani con spazi all'aperto e buona ventilazione: in modo da prevenire malattie.
Le critiche
Si è scritto e si è parlato moltissimo del Weissenhof: quando era solo un progetto, durante la costruzione, in occasione della mostra, quando lo colpirono le bombe della guerra o quando lo colpì — forse mortalmente — la volontà nazista, quando doveva essere in parte ricostruito; se ne è occupata la più illustre storiografia — quella tradizionale e quella contemporanea — ne ha parlato chi lo ha abitato anche se non attraverso la propria voce ma la penna illustre di qualcun altro.
Risulta interessante in questa sede riportare alcune critiche fatte e qualche giudizio — positivo o negativo che sia — senza ovviamente nessuna pretesa o velleità di completezza. Già prima della conclusione della mostra Die Wohnung, il quartiere di abitazioni di Stoccarda fu investito da critiche.
Ricordiamo che la prima motivazione per la costruzione del Weissenhof fu di carattere sociale ed economico: esisteva infatti all'indomani del primo conflitto mondiale una reale e grave carenza di alloggi.
Le prime critiche colpirono proprio l'economia del quartiere: infatti benché i problemi della abitazione media facessero parte del programma della mostra, in realtà gli affitti elevati dovuti ai costi di realizzazione fecero sì che questo quartiere fu inizialmente abitato solo da persone con alto reddito.
E' comunque doveroso ricordare che gli alti costi di realizzazione erano prevalentemente una conseguenza dei brevissimi tempi di realizzazione. Infatti se in questo caso non si ottennero risultati in termini economici, sicuramente le sperimentazioni avviate sull'uso dei materiali e sull'accelerazione delle fasi costruttive aprirono la strada per applicazioni successive che potevano garantire economia di tempo e di denaro.
Ritengo eccessivamente severa anche la critica di Piacentini riportata nell'articolo Dove è irragionevole l'architettura razionale in Dedalo del gennaio 1931. Insieme ad altri accuserà questa architettura di effimera durata e di incapacità di invecchiare bene e concluderà il suo articolo con un interrogativo: "Che cosa, insomma, avverrà di tutte queste costruzioni tra otto o dieci anni?" intrecciando le sue critiche a quelle dei tradizionalisti che andavano a colpire taluni aspetti tecnologici dell'architettura del Movimento Moderno (intonaci precari, assenza di cornicioni, etc.).
Tuttavia è innegabile il generale sforzo e la validità di sperimentazione tecnologica di alcuni edifici della Siedlung (ad esempio i sistemi di prefabbricazione portati avanti da Gropius nelle sue due case o l'edificio di Mies realizzato con una struttura in telaio di ferro tamponata e una divisione interna con pareti mobili).
Ma accanto a critiche che andavano a colpire gli aspetti tecnici ed economici, che tra l'altro facevano parte del programma (come si legge nella sopracitata prefazione di Mies), vi erano critiche sugli aspetti architettonici o — per così dire — spirituali della Siedlung.
Muthesius, nel 1927, dopo aver visitato la Weissenhofsiedlung, dichiarò che si trattava soltanto di arte pura; la gente secondo lui non voleva abitare sul tetto e vivere dietro quel tipo di finestre: "L'uso delle abitazioni chiarirà […] se veramente la nuova generazione vuole morire di freddo d'inverno per via delle pareti di vetro, se veramente vuole rinunciare all'intimità, poiché non c'è mai una stanza dove ci si può ritirare". Una concezione di vita, secondo Muthesius, completamente sbagliata: accuserà questa architettura di aver distrutto l'intimità della casa.
Numerosi furono gli articoli pubblicati nelle riviste specializzate del periodo, che esprimevano perplessità di questo tipo: ci si domandava — in sostanza — se veramente queste architetture, costruite per soddisfare i nuovi bisogni dell'uomo, rispondessero realmente al sentimento dell'abitare dell'uomo moderno.
Dubbi riscontrabili anche negli stessi autori del quartiere. Döcker, infatti, dopo aver vissuto a diretto contatto con Mies l'evolversi dell'esposizione e seguendo in prima persona il percorso dei progetti, si interroga sulle possibilità di giustificare fino in fondo le scelte degli architetti: finestre a nastro, finestre d'angolo etc., o tutta la costruzione appoggiata su pilastri, o giardini pensili due o tre piani sopra gli alloggi, tutte queste cose non sono difendibili in modo unicamente oggettivo.
E' necessario a questo punto aprire una breve parentesi.
Mies non incluse nella lista degli architetti invitati a partecipare due importanti esponenti dell'architettura locale di Stoccarda che avevano svolto un ruolo determinante nella costruzione della città: Bonatz e Schmitthenner.
Questa scelta di Mies ci fa riflettere su un aspetto generale di questa esperienza: la mancanza di rapporto diretto tra la Siedlung e la città costruita. Il mancato radicamento contestuale del quartiere rappresenta un limite di questa esperienza o è piuttosto la conseguenza di una precisa scelta? Perché si sceglie di costruire in una collina nei pressi di Stoccarda? In altre parole: architetti attenti e sensibili alle influenze del luogo come Le Corbusier avrebbero potuto fare in questa esperienza il manifesto costruito della nuova (generale) poetica architettonica anche se il quartiere fosse stato pensato all'interno della città di Stoccarda o comunque in diretto rapporto con il centro di questa?
L'internazionalismo (peraltro innegabile) di questo evento non è — credo — un limite se si pensa che questo quartiere fu nella mente dei suoi promotori l'occasione per indagare sul problema dell'abitazione moderna in generale e gli edifici furono proposti come prototipi di alloggi che avrebbero dovuto essere in grado di rispondere alle nuove esigenze dell'uomo.
Di certo però la mancata contestualizzazione e la volontà di realizzare prototipi rende il Weissenhof un quartiere "astratto" e quanto meno atipico.
Pochi anni dopo — 1933 — fu recuperata l'immagine del Weissenhof con le strade popolate da arabi e da cammelli dal potere nazista che accusò la Siedlung di essere la massima manifestazione di depravazione a cui erano giunti gli architetti della Repubblica di Weimar.
Di lì a poco i nazisti, con l'intento di infondere una carica di Sangue e di Patria, posero tetti a falde sugli edifici piani del Weissenhof. Le bombe della guerra fecero il resto distruggendo alcuni elementi essenziali del sistema come le due case di Gropius e quelle di Taut, Poelzig e Hilberseimer, rimpiazzate poi da banali case unifamiliari.
Negli anni subito precedenti al 1960 si iniziarono a compiere alcuni sforzi per restaurare la realizzazione del Werkbund e il promotore di questo intervento fu proprio Theodor Heuss, primo presidente della Repubblica di Bonn e già presidente del Werkbund.
E' proprio negli anni '60 (quando appunto si iniziava a manifestare la volontà di recuperare l'immagine ormai deturpata del quartiere) che Leonardo Benevolo scrive la sua Storia dell'architettura moderna.
Viene di seguito riportato il commento sull'esperienza di Stoccarda di questo autore al fine di documentare un certo filone critico appartenente ormai ad una storiografia passata e soprattutto per introdurre le ultime importanti riflessioni portate avanti dalla critica contemporanea.
L'esposizione di Stoccarda presenta al pubblico per la prima volta un panorama unitario del movimento moderno. Il confronto diretto fra opere di molti architetti, provenienti da varie nazioni, mette in evidenza i propositi comuni piuttosto che le differenze e fa vedere la convergenza sostanziale tra molte ricerche che hanno origini diverse. […] Il Weissenhof può essere considerato una rappresentazione allusiva della città moderna, e mostra con la sostanziale concordia dei diversi apporti la possibilità di raggiungere una più vasta unità in cui si compensino diversi modi di progettare.
La critica odierna ha incrinato l'immagine storiografica compatta del Movimento Moderno.
Se è doveroso ricordare il Weissenhof come un momento fondamentale di confronto tra i vari architetti del Moderno e delle loro idee è altrettanto doveroso evidenziare come quella convergenza sostanziale tra molte ricerche esaltata dal Benevolo non è verificabile nella generalità dell'evento ed esiste solo tra alcuni architetti. Più che un momento di aggregazione può essere letto — come si diceva nell'introduzione del presente testo — come il luogo e il crocevia da cui si dipartono tante diverse strade dell'architettura.
L'individualismo della creazione artistica è stato da più parti evidenziato e c'è anche chi ha istituito una analogia tra Stoccarda e Darmstadt.
L'idea di una piccola comunità […] del tutto lontana dalla grande metropoli viene ripresa anche da Alessandra Muntoni che si contrappone alla lettura critica del Benevolo quando questo parla del Weissenhof come una rappresentazione allusiva della città moderna.
Con lo stesso entusiasmo del Benevolo, il Giedion parla della Siedlung affermando: Questo quartiere segna il punto in cui gli architetti contemporanei di paesi diversi ebbero la possibilità, l'occasione, l'opportunità di mostrare per la prima volta non con parole ma con costruzioni messe a confronto, che si era affermato un nuovo modo di considerare il problema delle abitazioni.
In realtà, il nuovo modo di considerare il problema delle abitazioni non venne affermato e rimase solo nelle intenzioni del suo organizzatore. Infatti la personale ricerca artistica ed estetica di ogni singolo architetto prevalse sulla generale volontà di ricerca di soluzioni minime e moduli di aggregazione degli alloggi moderni.
L'esperienza del Weissenhof
A più di 90 anni di distanza il Weissenhof di Stoccarda è definito da alcuni come il "monumento" del Movimento Moderno, io preferisco piuttosto leggerlo come un importante esperienza del moderno (non a caso più volte si è fatto riferimento a questo evento proprio come il termine esperienza) con un suo preciso programma (in parte tradito dalla realizzazione), con una sua validità nello sforzo di sperimentazione della nuova architettura e come rappresentazione dell'aperto dibattito architettonico degli anni '20 del secolo scorso.
Non è un monumento perché queste case furono abitate allora (anche se non da ceti popolari) e sono abitate ancora oggi: non sono e non devono essere soltanto un museo dell'architettura.
La storia dell'architettura è fatta alcune volte da bellissimi progetti non realizzati e da alcuni progetti costruiti e mai abitati. Se si pensa che la signora Savoye non poté mai abitare veramente la sua villa, è bello pensare che le case di Le Corbusier sulla collina di Stoccarda sono ancora oggi intensamente vissute da gente comune, dagli uomini per cui sono state pensate.
Ricordo quando ho visto dopo la guerra la casa unifamiliare di Le Corbusier, era diversa internamente dall'originale, eppure la signora che ci abitava mi disse quanto era felice in quella casa e io le ho creduto.
— Julius Posener a proposito di una delle due case di Le Corbusier sulla collina di Stoccarda.